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«Chi non ha vissuto per un po’ in equilibrio / sopra figure di sabbia? Tra È vero e Devo, una
ragazza / ancora non sa guardare le cose che si avvicinano, / diapason dentro bolle d’aria: /
nascondo o mostro, mi uniformo o ribello?»
(Prisma, Zacinto Edizioni, 2022)
Maria Borio è poeta e saggista, dottora di ricerca in letteratura italiana contemporanea, cura la sezione poesia di Nuovi Argomenti. Il suo ultimo libro di poesia è Trasparenza (collana “Lyra giovani”; a cura di Franco Buffoni, Interlinea 2019) è stato tradotto negli USA, il precedente L’altro limite (pordenonelegge-lietocolle 2017) è stato tradotto in Argentina. Ha pubblicato le plaquette Dal deserto rosso (I Quaderni della Collana a cura di Maurizio Cucchi, Stampa2009, 2020) e Prisma (manufatti poetici a cura di Paolo Giovannetti e Michele Zaffarano, Zacinto edizioni 2022). Ha scritto su Vittorio Sereni, Eugenio Montale e vari autori di poesia contemporanea. Il suo ultimo libro di saggistica è Poetiche e individui (Marsilio 2018) e sta lavorando a un progetto su letteratura e autenticità. Fra i premi di cui è stata vincitrice, il Mauro Maconi e il Città di Fiumicino. È redattrice del sito culturale”le parole e le cose”;. Fondatrice del festival europeo poesiæuropa, collabora con i programmi di Radio 3 Rai e lavora per la cattedra di letteratura italiana contemporanea dell’Università di Perugia.
1. La parola è parte di un linguaggio conoscitivo e creativo definisce e scardina. Qual è una parola che ritieni abbia rappresentato la tua esperienza poetica?
Fino a qualche anno fa la parola che rappresentava la mia ricerca era “trasparenza”, per il suo significato etico e per le qualità estetiche che esprime. Immagino la poesia come un’architettura, uno spazio di vetro che si attraversa, pieno di riflessi, dove si vedono in controluce l’aspetto esteriore e la verità profonda delle cose. Adesso mi sto legando ad un’altra parola: “autenticità”. È una parola che ha una storia e un valore etico molto complessi e difficili. Penso che in essa si racchiuda una sfida – non solo esistenziale – del nostro tempo.
2. Madri e padri del proprio percorso poetico: qual è il tuo rapporto con la tradizione letteraria e come essa ha influenzato la tua scrittura poetica?
Credo che in noi si sviluppi una specie di rapporto biologico, o neurofisiologico, con le scritture che determinano il nostro immaginario. Le genealogie rappresentano una parte della nostra “realtà” autentica. La memoria delle madri e dei padri si manifesta in me come una forma di affetto, non senza contrasti – altrimenti non ci sarebbe affetto, ma il vuoto. Anche quando trattiamo con sarcasmo i nostri padri e le nostre madri, e quando ci arrabbiamo con loro, manifestiamo una tensione affettiva. Gli stati di comodo o utilitarismo e l’ipocrisia in letteratura non portano nulla di buono.