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Orlando associazionismo

A Giovanna Grignaffini

Data di pubblicazione 03 / Mag 24

Con affetto in tante e tanti l’hanno salutata domenica 21 aprile in quella che è la sua “casa”: il Centro di documentazione delle donne, queste le parole di Raffaella Lamberti:

Giovanna, lo hanno detto Annamaria e Elda, è tra chi ha dato inizio alla nostra vicenda. Oggi siamo al Centro delle donne per lei.

Quarant’anni fa alcune di noi cercavano altre per costruire in città un luogo del sapere e dell’azione femminile e femminista e dare continuità e durata alla rivoluzione voluta da singole e gruppi di donne. L’incontro con lei avvenne a casa sua. Una conversazione sorprendente mirata allo scopo: Giovanna era pronta, creativa, curiosa della curiosità che nell’antichità e medioevo significava intelligenza. Niente cade dal cielo, rassegna di cinema delle registe tedesche, fu tra le prime iniziative che diedero visibilità al nostro esserci. Era autorevole quella Giovanna e indicava vie e era giusto seguirle. La chiamavo “birichino di Parigi”  non perché avesse a che fare con una cultura da operetta , ma per la sua capacità di destabilizzarci per andare oltre le posizioni ovvie, comode. La Francia, poi, c’entrava, era parte viva della sua formazione. L’invenzione visiva era una sua forma, penso alla narrazione a quattro schermi La signora senza Camelie. Crescere negli anni cinquanta, supportata dalla capacità “produttiva”; della sorella Nene Grignaffini e di Ciccio Conversano, nonchè di Stefano Barnaba; penso agli straordinari documenti di cinema e storia del cinema che reggevano il suo insegnamento alle giovani generazioni. E’ stato menzionato il suo spericolarsi con efficacia e talento, spesso con il contributo della sua compagna e nostra sodale Patrizia Polacco, insieme
all’operare allo stremo di donne del Centro. Se c’erano ostacoli secondo Giovanna eravamo tenute a superarli. Ho in mente il successo di un concerto di Gianna Nannini realizzato con tutti i crismi e le complicate regole della Società degli Autori e Editori.

E il femminismo/femminismi? Lo ha nutrito e ne è stata nutrita. La teoria/teorie era al centro della mente di Giovanna come asse portante ne era la relazione di amicizia tra donne.
Prendemmo iniziative transnazionali mirabili. Ricordo qui passaggi che sono al tempo stesso prova della sua capacità di cambiamento; la circostanza in cui mi comunicò che avrebbe accettato convintamente l’invito a sedere in parlamento, una svolta considerevole; con un ragionamento non ideologico convenimmo che l’essenziale era abitare In ogni luogo, purché in maniera differente per fare differenza; la telefonata paradossale che ricevetti da lei nella
sede prestigiosa di Palazzo dei Notai: “Cosa pensi della possibilità che Orlando riceva un finanziamento di un miliardo per uno spazio stabile e adeguato?” inseguivamo già dal 1995 l’idea di Santa Cristina, che tardò a realizzarsi. Annamaria ne ha parlato. Non sono caduta dalla sedia; come era serio il suo impegno e studio per esercitare il ruolo di parlamentare, era responsabiie e tenace la sua ricerca di risorse per i luoghi autonomi di donne. Il provvedimento in questione non riguardava solo Orlando; ma anche altre associazioni e istituzioni femministe e di donne.

Dell’ironia e finezza Di Giovanna si si è detto. Elda ha sottolineato gli anni in cui Giovanna ha assecondato la necessità dl raccontare. Il desiderio di far conoscere il talento di una personalità abusata, parlata e spesso fraintesa come Marilyn Monroe ha retto un lavoro documentassimo su di lei che illumina il suo valore di attrice e rende giustizia alla sua soggettività ignorata. L’importanza del radicamento viene espressa in Un paese ci vuole. Di Fontanellato Giovanna diceva i parenti e il cibo, Una volta le chiesi del conterraneo Franco Maria Ricci che a Bologna esponeva un’editoria da sogno. Attribuivo la raffinatezza dell’amica all’avere respirato l’aria del granducato di Parma e Piacenza. Giovanna mi riportava al cinema prodotto da quelle parti in tempi recenti.

Quando Giovanna si è ritirata dalla scena pubblica la sua passione e acribia non sono venute meno. Mi presentavo con interrogativi sul presente. Lei ne poneva a sua volta. Cercavamo ragioni, spiegazioni. Lo spazio riservato alle letture cresceva a dismisura, A volte si trattava di libri che alle domande rispondevano, Non ricordo di essere mai uscita da quegli incontri senza indicazioni da trasmettere alle librerie frequentate.

Molti gli argomenti, che si aprirebbero per dire di Giovanna. Il suo rapporto con gli animali, animali speciali. Come il cane Piero; se lo portavamo fuori insieme, ci precedeva e se percorrevamo San Vitale giunto all’altezza del Gramsci di allora curvava per entrarci molto prima che noi arrivassimo. L’anno della vittoria dei mondiali siamo scese per strada vociando da sgolo e facendo il lungo percorso che un fiume di gente faceva. Giovanna ha giocato a calcio. Lei il cancio, io il basket.

Non ho preso parte all’ultima stagione della vita di Giovanna, all’aggravarsi della sua malattia, al suo spegnersi. E oggi è il suo Giormo, quello in cui Giovanna varca la soglia che tutte/tutti dobbiamo varcare.
Sono riconoscente all’amata sorella Nene perché l’ultimo saluto a Giovanna si svolge in questo luogo, che è suo e nostro, accompagnata dall’abbraccio di chi ha riconosciuto la sua eccezionalità e vive la sua invincibile perdita.

Con l’augurio di ritrovarci e di proseguire con te un dialogo ininterrotto, grazie Giovanna.

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