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Una panoramica su quella branca degli studi traduttologici definiti “feminist translation studies” o, più sinteticamente, traduzione femminista. Nata come pratica politica negli anni ’70 e successivamente ripresa a livello accademico nel corso degli anni ‘80, il suo principale intento era quello di sradicare la voce del femminile dal suolo del linguaggio patriarcale e fallologocentrico, per restituirgli un suo peso semantico all’interno del testo tradotto. Come dimostra però il libro di Laura Fontanella dal titolo “Il corpo del testo: elementi di traduzione transfemminista e queer”, edito da Asterisco nel 2019, nel corso degli ultimi anni il focus della scuola traduttiva si è ampliato e la sua lotta all’emersione e alla risemantizzazione coinvolge anche le soggettività non binarie lgbt*qia+, riqualificandosi come vera e propria forma di resistenza militante.
In bibliografia tutti i testi elencati sono organizzati secondo un ordine cronologico, concludendosi proprio con il testo di Fontanella, in modo tale da poter seguire idealmente l’evoluzione della nozione di “traduzione femminista” negli studi accademici e scientifici.
A cura di Claudia Grimaldi
[Aprile 2020]